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DEFINIZIONE Il corpo umano è protetto dall’ambiente esterno da un involucro altamente specializzato: il mantello cutaneo che lo circonda e lo protegge dalle variazioni climatiche ( disidratazione, caldo, freddo, umidità, etc.) e dai piccoli traumi ( contusioni, abrasioni, etc.). La cute è l’organo più grande e complesso del nostro organismo, indifferentemente in questa sede tratteremo di pelle e tegumenti come sinonimi di cute. L’integrità di essa è quindi essenziale per la regolazione di tutti i rapporti tra l’individuo e il mondo che lo circonda. Quando la pelle perde la sua continuità anatomica, morfologica e funzionale si parla di ferita. Nel ns. paese il concetto di ferita è indissolubilmente associato a un evento traumatico acuto, in realtà una ferita può assumere una evoluzione cronica ovvero non seguire le tappe del processo di guarigione nei tempi fisiologici previsti.
CENNI GENERALI SUL MECCANISMO DI GUARIGIONE Per guarigione di una ferita si intende un complesso procedimento di rigenerazione dei tessuti umani mediante la neoformazione di un tessuto detto di granulazione che evolverà nel ripristino di una unità tessutale identica a quella persa nel trauma o in una struttura definitiva, seppur impropria rispetto al tessuto precedente, detta cicatrice. Il processo della guarigione si sviluppa in 4 fasi fisiologiche di diversa durata e che si definiscono: 1.Coagulazione 2. Infiammazione 3.Proliferazione 4. Rimodellamento. Nella fase immediatamente dopo il trauma, nell’ambito della ferita si forma un coagulo ematico caratterizzato da una rete di fibrina nella quale sono contenuti globuli rossi, globuli bianchi, piastrine ed altri componenti del sangue. Questa fase è visibile ad occhio nudo ed il coagulo può essere facilmente rimosso anche da piccoli traumi. Successivamente da parte di altri elementi del sangue vengono prodotti dei macrofagi, cellule dotate di capacità litica e quindi capaci di ripulire la ferita dalla fibrina e dai residui cellulari. Dopo le prime 24 - 48 ore compare un tessuto detto di granulazione costituito da alcuni elementi cellulari detti fibroblasti che penetrano nella ferita seguendo i fili della rete di fibrina che sostituiscono con delle miofibrille dotate di capacità elastica. Contemporaneamente sui lembi della ferita si ha la produzione di abbozzi vascolari e successivamente linfatici che si allungano verso il centro fino ad incontrare gli abbozzi provenienti dall’altro lato con i quali si anastomizzano originando, appena saranno diventati cavi al loro interno, una nuova rete ematica e linfatica. I fibroblasti servono anche a secernere una sostanza detta acido ialuronico capace di originare delle fibre collagene. In questa fase la ferita appare molto tumefatta ed arrossata. I fibroblasti diminuiscono di numero così come i capillari mentre aumentano le fibre collagene. Avviene così la trasformazione del tessuto di granulazione in tessuto cicatriziale, un tessuto anelastico, poco irrorato e scarsamente innervato ricoperto di una cute sottile, fragile, priva di annessi cutanei. Questo processo che, nelle ferite profonde, porta alla formazione di una cicatrice solida avviene in circa due settimane. La cicatrice va incontro ad una contrazione ad opera delle miofibrille e quindi ad un assestamento definitivo caratterizzato da una retrazione per compattamento del collagene, dalla modificazione del colore, da un aumento di spessore, modifiche che possono richiedere anche due anni di tempo. Il processo, nelle guarigioni per prima intenzione, termina invece con il ripristino di tessuto analogo a quello lesionato. Le ferite possono dunque andare incontro a guarigione con tre modalità differenti:
L’evoluzione di una ferita, dipende comunque da molti fattori interni all'organismo: malattie pre-esistenti (diabete, etc.), terapie praticate (cortisonici), alterazioni circolatorie sistemiche o locali, affezioni cutanee, e da altri di origine esogena: presenza di corpi estranei (detriti necrotici, ematomi, materiali di sutura), carenze dell’alimentazione, radioterapie, deficit di ossigenazione, etc. Il processo di guarigione delle ferite può andare incontro ad alcune complicazioni:
Le ferite dunque possono essere genericamente distinte a seconda della loro durata, della causa (eziologia) che le genera, della loro profondità e dimensioni. In materia di durata le ferite possono essere distinte in acute che guariscono in tempi brevi (7-10 giorni) e croniche che trovano difficoltà a guarire, si prolungano per tempi più lunghi (oltre 6 settimane) ed evolvono verso una lenta risoluzione spontanea (piaghe) o verso un arresto della riparazione (ulcere). Queste ultime rappresentano la vera sfida lanciata dall’organismo al vulnologo incaricato del trattamento; infatti l’età di una ulcera ovvero il tempo trascorso tra insorgenza e prime cure riveste un enorme valore prognostico, in termini di risposta alle terapie locali e sistemiche e di opportunità di guarigione stabile e definitiva. Un rapporto di proporzionalità inversa caratterizza i fattori durata della lesione e effettiva possibilità di guarigione, maggiore sarà la prima minore sarà la seconda. In base alla eziologia delle ferite distingueremo lesioni acute di origine traumatica, per applicazione di energia meccanica o termica (ustioni), e lesioni croniche vascolari ( per patologie venose, arteriose o miste), metaboliche (diabetiche, iperuricemia, calcinosi, ipotiroidismo, etc.), autoimmunitarie ( vasculiti, ipoderma gangrenoso, etc.), degenerative ( per malattie del connettivo quali Artrite Reumatoide, Lupus Eritematoso Sistemico, Sclerodermia, Connettivite mista, etc.), infettive (virali, batteriche, fungine, miste), neoplastiche (carcinomi spinocellulari, melanomi, metastasi cutanee, etc), ematologiche (crioglobulinemia, piastrinosi, malattie linfoproliferative,etc). Secondo la profondità, affronteremo ferite superficiali ( esclusivo interessamento dell’epidermide), ferite a spessore parziale ( epidermide e derma superficiale interessati), ferite a tutto spessore ( epidermide, derma e grasso sottocutaneo) e ferite profonde ( interessamento delle strutture ultraprofonde: muscoli, tendini e osso). |
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